Il premio Nobel Krugman prevede l’eterno inverno delle criptovalute

Ultimo aggiornamento: 5 Dicembre 2022

Il premio Nobel Paul Krugman avverte di un eterno inverno delle criptovalute. L’economista non crede che le criptovalute abbiano ancora successo.

Krugman è critico

Il keynesiano americano è noto come critico delle criptovalute. Questa volta scrive un articolo di opinione sul New York Times sostenendo che non c’è salvezza per i progetti blockchain.

Cita diversi segnali che, a suo avviso, precedono questo inverno. Nella rubrica, afferma che la tecnologia non ha alcuna utilità – perché ci sono altre alternative centrali che funzionano benissimo.

“Che senso ha? Perché prendersi la briga e la spesa di tenere un libro mastro in molti posti e di aggiornarlo ogni volta che avviene una transazione?”.

A questo Krugman aggiunge la scomparsa di FTX, che a suo avviso segnerebbe la fine della “blockchain e della crittotecnologia”. La paragona al Fimbulwinter, un inverno che, secondo la mitologia scandinava, precede la fine del mondo.

Per Krugman, negli ultimi mesi ci sono stati diversi segnali. L’economista cita le recenti svalutazioni effettuate da diverse società come Maersk e la Borsa australiana in merito ai loro progetti basati sulla blockchain.

Inflazione e proof-of-work

Krugman critica apertamente anche l’esistenza del bitcoin. Sostiene che “le banche raramente rubano i beni dei loro clienti, mentre le istituzioni crittografiche cedono facilmente alla tentazione”.

La narrativa secondo cui il bitcoin protegge dall’inflazione? Krugman non è d’accordo: “L’inflazione estrema che distrugge il valore del denaro avviene generalmente solo nel caos politico”.

Infine, Krugman è fortemente contrario al proof-of-work. Secondo lui, danneggia l’ambiente senza produrre valore.

A giugno ha paragonato le criptovalute alla bolla immobiliare e alla crisi dei mutui subprime, dicendo: “È una casa costruita non sulla sabbia, ma sul nulla”.

Non documentato

Tutto sommato: Le critiche provenienti da ambienti keynesiani non sono una novità. L’importanza del decentramento, della resistenza alla censura e del denaro neutrale è difficile da capire per alcuni, soprattutto se si è immersi nel sistema opposto con pianificazione centrale, banche centrali e mandati politici.

Un piccolo problema nel pensiero di Krugman: egli mette insieme blockchain, cripto e bitcoin. E quindi trascura la filosofia del bitcoin quando lo paragona a FTX come scambio centrale.

E il proof-of-work? È un meccanismo meraviglioso che (in combinazione con altre tecniche) ha risolto per la prima volta il problema della doppia spesa, protegge una rete decentralizzata e collega la scarsità dal mondo digitale a quello fisico (attraverso la matematica).

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